Botulin Free? Assolutamente No. Botulin no Free

Botulin Free è il libro del dermatologo Antonino Di Pietro (Sperling & Kupfer). Titolo che induce all'errore. In realtà Di Pietro comincia con una domanda: Quanto sei disposta a rischiare per restare giovane? Per poi spiegare che il botulino pe uso estetico, divenuto ormai un'abitudine praticata da milioni di persone, è una tossina in gran parte ancora misteriosa che può vagare nel nostro organismo con effetti non sempre prevedibili. A volte anche pericolosi. Quindi, attenzione. Anche perchè, mentre negli Stati Uniti il botulino da utilizzare in medicina estetica deve essere approvata dall'ente che controlla i farmaci (approvati, infatti, sono solo 4 prodotti), in Italia non esiste regolamentazione e ne circolano anche di produzione ambigua: dalla Cina o dall'Est Europa. Al di là poi di quanto può proporre di alternativo l'autore, è meglio fissare una regola: meglio rivolgersi sempre a veri specialisti, ai chirurghi plastici per esempio che sanno dove iniettare la punturina. Mai da un'estetista che lavora "aiutata" da un medico prestanome. In Italia oltre a tanti prodotti scadenti circolano anche molti medici estetici che, a volte, non sono nemmeno medici.

Manicomi criminali: finalmente chiudono

"E' evidentemente un passo storico per il nostro Paese. Chiudiamo gli Ospedali psichiatrici giudiziari, chiudiamo strutture che per ottant'anni sono rimaste uguali a sé stesse, diventando il luogo in cui celare ciò che per alcuni erano solo 'rifiuti umani'. L'emendamento discusso oggi lo permette. Questa norma è un passo epocale per dire un no netto: il nostro paese non può e non vuole tollerare che esista un inferno dei dimenticati". Così il senatore Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, ha commentato l'approvazione dell'emendamento per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari fissata al 31 marzo 2013.

"La legge, così come approvata dal Senato - aggiunge Marino - indica le caratteristiche e sancisce tempi certi per l'individuazione delle nuove strutture, interamente a carattere ospedaliero con una rete di vigilanza esclusivamente esterna, che permetteranno di superare gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Il termine è il 31 marzo 2013. Questo voto responsabilizza tutti, Stato Regioni, Magistratura: nessuno potrà più dire 'io non sapevo' o 'io non posso', perché queste 1.500 persone internate, nella maggior parte dei casi senza garanzia delle cure e senza rispetto della loro dignita`, devono da tutti noi essere percepite come una ferita ed una vergogna nel nostro vivere civile".

Aborto: obiettori di coscienza in crescita, ma la legge va applicata

 

Obiettori di coscienza in crescita. Medici ginecologi e personale sanitario che rifiutano di prestare la loro opera a donne che richiedono di poter abortire. Così una legge dello Stato, approvata dopo lunghe battaglie, rischia un’attuazione parziale. Incompleta. Ed essendo legge da applicare, potrebbe anche esserci la possibilità di Regioni che dovranno rimborsare interventi all’estero. Secondo i dati contenuti nella “Relazione sull’attuazione della legge 194/78” presentata in Parlamento, i medici ginecologi obiettori sono passati, a livello nazionale, dal 58.7% nel 2005 al 69.2% nel 2006, al 71.5% nel 2008. E gli anestesisti, nello stesso intervallo temporale, dal 45.7% al 52.6%. Il personale non medico dal 38.6% al 43.3%.

Inoltre, la relazione mette in luce che le percentuali di obiettori, tra personale medico e non, risultano essere molto più marcate al Sud rispetto alla media nazionale (i ginecologi sono l’85.2% in Basilicata, l’83.9% in Campania, l’82.8% in Molise e l’81.7% in Sicilia; gli anestesisti sono il 77.8% in Molise, il 77.1 in Campania ed il 75.7% in Sicilia; il personale non medico è l’87% in Sicilia e l’82% in Molise). Addirittura in alcune realtà del Mezzogiorno esistono aziende ospedaliere prive dei reparti per l’interruzione della gravidanza visto che la totalità di ginecologi, anestesisti, ostetrici ed infermieri ha scelto l’obiezione di coscienza. E’ una situazione di palese illegalità, perché la legge espressamente prevede che l’ente ospedaliero si faccia comunque carico di provvedere alla richiesta della donna che intende abortire.

Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale e presidente onoraria dell’Associazione Luca Coscioni, ha presentato un’interrogazione urgente al ministro della Salute.

Andando avanti così si arriverà, ma è già accaduto, all’intervento della magistratura. E’ recente il caso del pm di Messina, Liliana Todaro, che ha chiesto il rinvio a giudizio per il medico di guardia del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico che si sarebbe rifiutato di assistere una donna di 37 anni che doveva abortire, sostenendo di essere obiettore di coscienza. L’ecografia di controllo aveva evidenziato gravi malformazioni del feto. Per questo la donna aveva fatto richiesta di aborto terapeutico programmato. Giunto il momento delle contrazioni, nessuno del personale medico e paramedico sarebbe intervenuto a prestarle soccorso. La donna abortì nel bagno della sua stanza.

Mario Pappagallo

 

 

La longevità si crea a tavola

La longevità è un fattore solo parzialmente ereditario: contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, il nostro corredo genetico ha un’incidenza pari al 20-30%, mentre il restante 70-80% è attribuibile ad altri fattori come, ad esempio, le abitudini alimentari. Pare che ognuno di noi custodisca nelle proprie mani gli strumenti per tenere sotto controllo il proprio processo d’invecchiamento: sono i cosiddetti “fattori modificabili” che si rivelano indispensabili, soprattutto in età avanzata, per prevenire l’insorgenza di numerose patologie.
La nutrizione riveste un ruolo di prim’ordine, che non si limita alla mera assunzione delle corrette quantità di nutrienti: l’alimentazione è parte integrante del concetto di “prendersi cura di sé” e resta uno dei piaceri quotidiani più importanti, su cui è bene investire, per esempio valorizzando l’aspetto della convivialità durante i pasti. Inoltre un’adeguata attività fisica è sempre utile nel rafforzare i benefici di un’alimentazione corretta e bilanciata.  Oltre a tutti questi aspetti, al seguente link sarà possibile approfondire temi quali i cambiamenti fisiologici e le malattie legati all’invecchiamento.
Mario Pappagallo

In Italia un milione di anziani «malati» di malnutrizione

  1. Lunedì 23 Gennaio, 2012 pag21
  2. CORRIERE DELLA SERA
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Effetto crisi, effetto «nessuno li controlla se mangiano o meno», effetto nessuno si interessa di che cosa mangiano. Risultato: un milione di anziani italiani «ammalati» di malnutrizione nel 2011. Come i bimbi africani le cui foto fanno il giro del mondo. L'Italia è la maglia nera d'Europa per colpa degli errori nutrizionali in quella che oggi si può chiamare la quarta età. Anziani dimenticati? Anziani soli? No. In buona parte sono «accuditi». Da badanti o da strutture, addirittura in ospedale per altre patologie. Molti, ma i bilanci sono difficili da tirare, tra i «parcheggiati» nelle residenze socio-sanitarie per anziani (Rsa), nelle case di riposo o in quant'altro subentrato (a volte solo per denominazione) ai noti ospizi del passato. Una malnutrizione proteico-calorica severa è stata osservata nel 10-38% degli anziani non ospedalizzati, nel 5-12% di quelli che vivono al proprio domicilio, nel 26-65% di quelli ospedalizzati e nel 5-85% degli individui cosiddetti «istituzionalizzati». La cronaca di questi giorni ripropone casi di maltrattamenti e di parenti che non vogliono i loro anziani in casa. Addirittura esistono situazioni di degenze «coatte», richieste dai parenti stessi, durante quei periodi dell'anno in cui «non si vuole in casa» un disabile, un malato di Alzheimer o di Parkinson. Insomma, un impedimento ai progetti di ferie o quant'altro. Che poi il proprio «caro» anziano peggiori, si ritrovi con un catetere per non creare disturbi anche a chi è pagato per assisterlo, sia «imbottito» di farmaci per farlo dormire o per una depressione che proprio da quel ricovero viene favorita, non interessa nessuno. Frase ricorrente al momento del «parcheggio»: «Lo facciamo per il tuo bene, vedrai che ti troverai bene». La malnutrizione è assimilabile ai maltrattamenti. Anche se si tratta di anziani «abili» che vivono da soli. Qualcuno dovrebbe andare a controllarli settimanalmente. Come prevenzione e come terapia. A volte si nutrono poco e male, hanno limiti nel preparare i cibi, si dimenticano se hanno mangiato, non deglutiscono bene, hanno il frigo sempre vuoto (povertà), non hanno più il senso della fame e della sete. In media agli anziani mancano almeno 400 calorie al giorno specie di origine proteica. Anche un solo mese di dieta «povera» aumenta del 25% la probabilità di ricovero e accresce la mortalità. Lo dicono i dati presentati di recente al congresso della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg). Dati sottostimati. Andrebbe fatta un'inchiesta approfondita, a cominciare dalle Rsa o dalle case di riposo di varia tipologia. Quante volte sono «visitati» da un dietologo o da un nutrizionista? Quante volte viene controllato se mangiano o meno? Se sono in grado di inghiottire o di masticare? E per quelli che vivono in casa, chi controlla come lavorano le badanti, spesso al nero? Chi ne valuta la competenza? Il tipo di preparazione? La loro salute? Di recente nella sola Torino, nell'ambito dell'Osservatorio istituito dal procuratore Raffaele Guariniello per verificare i casi di tubercolosi, sono state individuate dieci badanti con la tbc. La metà mai visitate perché assunte al nero. E qui, a parte la salute del «fragile» anziano che dovrebbero assistere, c'è di mezzo anche l'evasione fiscale... Mario Pappagallo RIPRODUZIONE RISERVATA

Protesi Pip: se non si rompono nessuna sostituzione a carico dello Stato. Ma sono sicure o no?

Le notizie riguardo la pericolosità delle protesi Pip hanno provocato un'ondata di allarmismo. Molte pazienti si sentono obbligate, giustamente, a sostituire le proprie protesi Pip con altre più sicure. Le principali associazioni scientifiche e gli organi istituzionali rassicurano che la sostituzione va fatta soltanto in caso di rottura della protesi. Tuttavia è bene ricordare che la salute fisica dipende anche dal benessere psicologico: sapere che nel proprio corpo è presente un corpo estraneo non perfettamente a norma può essere fonte di stress e preoccupazione.

Ed ecco il problema: la disponibilità economica. Ovvero chi può permetterselo decide liberamente di sostituire le protesi difettose con altre di più alto livello. E sicure. Chi invece non può spendere ulteriori soldi per l'operazione è costretto a rivolgersi al Servizio sanitario nazionale, il quale però, non prevede la sostituzione di protesi mammarie se non in caso di rottura. Quindi, anche in questo caso, cittadini di serie A e serie B.

PERDERE 10 ANNI IN UN’ORA E MEZZO

Si tratta di un nuovo tipo di intervento che affronta in modo unitario le problematiche della parte superiore del viso per ridare giovinezza allo sguardo e alla mimica frontale.

<< Non si interviene più soltanto rimuovendo la cute in eccesso delle palpebre con la blefaroplastica - spiega Camillo Parodi, direttore della Clinica di Chirurgia Plastica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Udine –. Se la palpebra cade è perché cade tutta la regione frontale la quale va incontro a processi di modificazione legati all’età. Bisogna analizzare il problema in maniera unitaria: fronte, sopracciglia, palpebre e poi associare più metodiche per risolvere il problema in modo definitivo>>.

Con quali tecniche?

<<Una volta si operava un lifting molto esteso, ora si utilizzano delle tecniche mini invasive che consentono di ridurre l’impatto chirurgico mantenendo risultati di alta qualità. Il lifting endoscopico della fronte, che dura un’ora e mezzo e consiste in due micro incisioni di 3 centimetri, rimodella la regione frontale modificando la dinamica del muscolo. Senza aprire tutta le fronte, dà un risultato definitivo: riporta indietro l’orologio biologico di 5/10 anni, a seconda dell’età. C’è poi una tecnica ancor meno invasiva: con dei fili di sospensione si riposizionano senza scollamenti i tessuti caduti per l’età. In alcuni casi il miglior risultato si ottiene con entrambe le tecniche. Solo dopo si rimodellano le palpebre o rimuovendo la cute in eccesso o iniettando tessuto adiposo se la zona oculare appare particolarmente scavata. Così non viene modificata la forma dell’occhio e il risultato è molto naturale>>.

Intervengono i maggiori esperti italiani di chirurgia palstica, maxillo-facciale e oculistica.

Tumore al pancreas, salsicce e bacon aumentano il rischio

Studio svedese: il pericolo salirebbe del 19% ogni 50 grammi di questi prodotti al giorno

 

Brutte notizie per i golosi di carne lavorata, come bacon e salsicce. Secondo uno studio svedese, infatti, esiste un legame tra il consumo regolare di questi alimenti e il tumore al pancreas. In pratica, basterebbe l’equivalente di una salsiccia al giorno (50 grammi) nel menù per aumentare il pericolo del 19%. In ogni caso la chance di ammalarsi di questa rara forma tumorale resta bassa, aggiungono gli studiosi.

Il fatto di mangiare carne rossa, oltre a quella processata, era stato collegato già in passato a un tipo di tumore (al colon). Ora il lavoro condotto da Susanna Larsson del Karolinska Institutet di Stoccolma e pubblicato sul British Journal of Cancer aggiunge nuovi timori.

Il lavoro ha analizzato i dati di 11 trial relativi a 6.643 pazienti con tumore al pancreas. Scoprendo così che il rischio per i golosi di salsicce e affini aumenta del 19% per ogni 50 grammi di queste carni in più al giorno. Insomma, due salsicce (100 grammi) fanno salire il pericolo del 38%.

“Si tratta di un tumore che ha scarsi tassi di sopravvivenza. Dunque è importante capire cosa può aumentare il pericolo di ammalarsi”, sottolinea Susanna Larsson, raccomandando infine di limitare il consumo di carne rossa.

 Mario Pappagallo